FLASH Sorbino Cup: un crudele 98-53 sancisce la sconfitta dell’Iren Fixi a Venezia     ·     È partita la campagna abbonamenti della Iren Fixi Pallacanestro Torino per la Serie A1 di basket femminile 2018/2019.     ·     La Iren Fixi Pallacanestro Torino si stringe attorno al dolore che ha colpito la sua tesserata Giulia Togliani, la sorella gemella Anna e tutta la famiglia, per la prematura scomparsa della mamma Gabriella. Alla famiglia Togliani le più sentite condoglianze della società torinese.

Pallacanestro Torino

From court: la serie playoff Venezia-Torino raccontata da “Turbo” Milazzo

Vi assicuro che giocare contro una squadra così fisica ed agonista come la Reyer Venezia richiede una concentrazione, un’attenzione ed una fisicità non indifferenti. È entusiasmante poter affrontare una squadra di livello superiore con la quale però, sai di non partire sconfitto, perché nello sport niente è impossibile. È ancor più entusiasmante se ti stai giocando i playoff, quella fase della stagione dove il profumo di vittoria e di traguardi è nell’aria, dove raccogliere i frutti del lavoro è d’obbligo, dove minimizzare gli errori è fondamentale perché il livello delle squadre cresce, così come l’agonismo, l’energia, la competizione. Ci si gioca una stagione ai playoff. Cavolo noi ci siamo dentro. E direi di più: abbiamo un vantaggio non di poco conto rispetto alle altre squadre, non abbiamo pressioni, non dobbiamo vincere lo scudetto od arrivare in finale. La nostra squadra non è stata costruita per questo. Il che non significa perdere, ma avere l’opportunità di potersi esprimere liberamente, senza condizionamenti psicologici. Se è vero, infatti, che un vero campione dovrebbe saper reggere la pressione, è ancor più vero che anche gli atleti sono esseri umani e non macchine e possono lasciarsi destabilizzare o condizionare dal peso psicologico delle competizioni. Dunque, essendo obiettivo del club raggiungere il piazzamento migliore possibile in classifica, si potrebbe tranquillamente pensare che “il nostro lo abbiamo fatto”. E qui entra in gioco la mentalità. Il respirare quel profumo di vittorie, di agonismo, quella voglia di competizione che esalta. Sono convinta che se pensi “il mio l’ho fatto”, se la competizione non ti esalta, non hai colto il senso vero dello sport. Quante imprese sportive insegnano…

La domanda mi sorge spontanea: come abbiamo vissuto noi questi playoff? Come ha interpretato la squadra questa fase finale così entusiasmante?

Di sicuro ognuna di noi dentro sè ha la risposta, forse già da tempo è così. Forse queste due partite hanno fatto un po’ da specchio ad una stagione che, almeno a me, non ha lasciato quelle grandi soddisfazioni che la conquista di un settimo posto storico dovrebbe regalare.

In gara1 abbiamo speso tante energie, lottando per 35 minuti ad armi pari, giocando una pallacanestro per molti tratti intelligente, mostrando idee qualitativamente da apprezzare specie se hai di fronte una corazzata come la Reyer. C’era concentrazione, spirito positivo. Incredibilmente il divario non sembrava poi così forte. È una questione di testa, di mentalità, di sensazioni. Sono state positive in gara1, sebbene il -17 finale non abbia appagato il nostro sforzo e la nostra qualità del gioco. Potevamo farci ancora trainare da quelle sensazioni positive per aggiungere qualcosa in più in gara2, ed alzare quell’asticella che è stata troppo altalenante quest’anno. Potevamo, esatto, al passato. Perché la realtà è stata differente. L’asticella non si è alzata, la lotta ad armi pari è durata 25 minuti, e se non lotti per 40 minuti, contro una squadra come Venezia, farsi sovrastare è inevitabile. A Venezia abbiamo saputo esprimere delle belle triangolazioni offensive servendo molto Ivana che ha creato non pochi problemi alle lunghe venete. Siamo riuscite a passare in vantaggio alla fine del secondo periodo per andare negli spogliatoi sul punteggio di 30-30. E siamo state lì anche nel terzo periodo, lottando, sporcando i loro tiri, cercando di contenere Williams e le sue accelerazioni mortifere. Quest’ultima però, quando ingrana la marcia, è quasi incontenibile. 5 punti in fila, due palle perse nostre e sono volate via. Abbiamo mollato alla fine uscendo comunque a testa alta.

Gara2 ha evidenziato, invece, un calo più evidente nella terza frazione e minore fluidità in attacco. È palese che Venezia studiando gara1, è motivata a non commettere gli stessi errori, specie in difesa sotto le plance. Marcano bene Ivana, sporcano le nostre triangolazioni. Bisogna sudare ogni singolo canestro. Siamo anche imprecise ai liberi, Jasmine cerca gli uno contro uno ma ha di fronte una De Pretto che le fa da muro. La prima frazione si chiude 12-18. Anche Sophie non appare brillante in fase offensiva ma lotta e cattura rimbalzi. Una bella scossa arriva da una mia tripla dal palleggio in guardia. Siamo -4 e ci gasiamo in difesa. Si scorre poi sul filo dell’equilibrio. Chiudiamo -9 il secondo quarto. Nella terza frazione rosicchiamo lo svantaggio seppur a fatica. Soffriamo però l’uno contro uno e gli aiuti tardano ad arrivare. Perdiamo fiducia in attacco ed iniziamo a sfaldarci. Come è prevedibile Venezia ne approfitta con il talento e le individualità. Chiudiamo il terzo periodo 37-54. Realizziamo i primi punti dal campo solo dopo 4 minuti dall’inizio del quarto periodo. Le nostre soluzioni offensive risultano insufficienti. La partita scivola via. Punteggio finale 47-60.